
I love Radio Rock; di Richard Curtis; GB, 2009.
Una colonna sonora d’ epoca stupenda per un filmetto misero e ruffiano. La nave pirata di “Radio Rock” trasmette dal Mare del Nord, ha ascolti pazzeschi ma il governo inglese cerca di chiuderla… Tutto preconfezionato per una coralità di personaggi ridotti alla storia di un giovane che deve perdere la verginità, a conflitti interiori fatti col sapone, dialoghi a tratti irritanti e una situazione politica mostrata all’ acqua di rose; infantile. Attori e musica sprecati alla grande e si chiude col finale esagerato…
Voto: 

Coraline e la porta magica; di Henry Selick; USA, 2008.
Henry Selick, celebre per aver firmato quel capolavoro di “Nightmare before Christmas”, torna alla favola dark, con la storia di una bambina che scopre nella nuova casa, una porta verso l’altra dimensione e via all’ immaginazione più sfrenata, a personaggi e situazioni incredibili, idee visionarie da far girare la testa; l’ uso degli occhiali 3D ci regala bei momenti di prospettiva ma alla fine si tralascia qualche caratterizzazione e muore l’ emozione pura, necessaria per goderci lo spettacolo anche col cuore. Musiche non all’altezza. Si vola con la fantasia a spesa delle emozioni.
Voto: 



Depeche Mode; Tour of the Universe; 16 Giugno 2009; Stadio Olimpico, Roma.
Due tappe italiane per i veterani Depeche Mode con il “Tour of the Universe”. Come sempre i fedeli accorrono in gran numero all’ evento e alle 21 esatte inizia lo show con il nuovo singolo WRONG. L’ impatto col palco è scarso, rimproveriamo una penuria di idee nel reparto scenografico, blando per un tour mondiale da stadio. Dave Gahan salta da una parte all’ altra, gira e rigira in piroette da rockstar affermata e cerca di trascinare l’ elettro-rock verso le due ore precise e misurate, non riuscendo ad evitare momenti di stanca. Inutile affermare il tripudio per “Enjoy the silence”, anche se la scaletta proposta è discutibile (conferma una cara fan dei DM) e alle 23 si chiude mentre il pubblico aspetta ancora ma i Depeche sono già fuggiti.
Voto: 

Antichrist; di Lars Von Trier; Danimarca, 2009.
Quel pazzo di Von Trier fa arrabbiare pubblico e critica per la sua nuova controversa opera, a base di sesso senza veli e horror truculento. La tragedia in una coppia a cui muore il figlio; il girone infernale dove Lei si rivela “la strega del bosco” e le idee del regista danese s’ imbattono in una mareggiata difficile da metabolizzare ma sicuramente coraggiosa. Non tutto da cancellare in “Antichrist”; una parte del film affascina col suo misticismo, nel seguire la natura metafisica, i rumori provenienti da particolari inquadrature ma c’ è la parte “terapeutica” del marito che è un macigno, forzata e asfissiante. Dolore e pena.
Voto: 

Stella; di Sylvie Verheyde; Francia 2009.
La vita di una bambina alla fine degli anni ’70: il suo inserimento nella scuola, la famiglia a pezzi, l’ amichetta del cuore, il punto di vista di una piccola nell’ età più importante…. Insomma, una bella mattonata a cui è stato difficile resistere, anche se la recitazione è valida e in qualche scena traspare un senso psicologico adeguato ma il film è frenato, spezzettato e mai in grado di portare alla scena successiva con curiosità e utilizzando un po’ di canzoni riesce ad alleggerirsi in un racconto di formazione noioso.
Voto: 

Lang Lang Fest 2009; 2 Giugno 2009; Auditorium Sala Sinopoli Roma.
Quattro giorni dedicati al talento di Lang Lang, all’ Auditorium di Roma, dove il miglior pianista in circolazione, (a soli 27 anni ha suonato con le orchestre più importanti del mondo), viene accolto trionfalmente dalla stampa, degli amanti della classica e non solo. Il tocco di quest’ artista è unico, trascinante, riesce a raggiungere un grado di pathos nella partitura a dir poco ipnotizzante. Carismatico, folle e geniale, col suo eterno sorriso sul volto, ci emoziona in questa nostra serata dove abbiamo ascoltato il “Quintetto in la maggiore D.667 –la trota-“ di Schubert e il “Trio in la minore op. 50” di Ciaikovskji. Accompagnato dagli elementi dell’ Orchestra di Santa Cecilia, è riuscito ad incantare la platea che ha applaudito calorosamente per diversi minuti durante il suo saluto. Questo ritorno per noi alla musica classica, è stato graziato in pieno e ci dispiace non aver potuto replicare con altre serate, magari ascoltandolo alle prese con Chopin…
Voto: 




Cadillac Records; di Darnell Martin; USA, 2008.
Leonard Chess è un polacco giunto in America per far soldi e riuscirà a mettere in piedi un’ etichetta discografica con cantanti di colore per un blues che farà scuola, attraversando i relativi problemi razziali negli anni ’50… Così parte l’ origine di un genere musicale, l’ inizio degli artisti del secolo, prima dell’ arrivo delle clonazioni dei bianchi, fra ricostruzioni d’ epoca che vedono protagonisti Muddy Waters, Chuck Berry, Etta James, in un film non sempre all’ altezza delle emozioni da suscitare, a tratti liscio come un compito in classe ma interpretato molto bene dal cast e impreziosito da alcune scene riuscite e come non rimanere colpiti dalle esibizioni della James mentre lo sguardo di Adrien Brody si perde nel nulla.
Voto: 


San Valentino di sangue 3D; di Patrick Lussier; USA, 2009
Torna lo slasher-movie nel resuscitato 3D e il pazzo di turno è un minatore che a colpi di piccone trapassa vittime e spettatori. Divertente vedere un’ atmosfera del genere in tre dimensioni, anche se ancora le immagini risultano poco definite e per quanto riguarda il film, un misero ingegno per un festival del clichè, con bamboline urlanti, colpi di scena e massacri senza fine ma ci si può divertire…
Voto: 


Orizzonti di gloria; di Stanley Kubrick; USA 1957.
Il titolo ci richiama al cineclub per questa grigia Domenica. Fanno "Orizzonti di gloria" del Maestro Kubrick e visto che è passato molto tempo dalla sua ultima visione, siamo in prima fila! Quale capolavoro! Un' emozione riscoprire un film così intenso, per un momento dimenticato tra la splendida filmografia di Kubrick. Contro la pazzia dell' uomo e della guerra, contro la presunta codardia dei soldati al fronte, un processo visto con la perfezione dello sguardo kubrickiano. Dialoghi eccellenti, macchina da presa puntuale e fotografica, attori incredibili, momenti di grande impatto umano, forse fra i più belli. Orizzonti di gloria.
Voto: 




Franklyn; di Gerald McMorrow; Francia-GB, 2009.
Due storie parallele, tra Londra e l’ ipotetica Terra di Mezzo, dove le religioni spopolano. Un uomo mascherato con la missione di uccidere il “malvagio”… Un oggetto curioso questo film che contrappone stili diversi tra due dimensioni visionarie, con omaggi ad un cinema dark e a qualche eroe cartaceo ma fatica a catturare lo spettatore, lasciandolo distaccato dai moventi e trascinandosi con estrema fatica verso il finale. Un peccato, perché il debutto di McMorrow, aveva le carte in regola per lasciare il segno ed un nuovo cult ma dobbiamo accontentarci di porzioni di ottimo cinema affogate in un pastrocchio.
Voto: 

Questione di cuore; di Francesca Archibugi; Italia, 2009.
Due sconosciuti s’ incontrano in ospedale dopo aver avuto un infarto. Il primo è uno sceneggiatore in crisi e il secondo è un carrozziere della periferia di Roma. Un’ amicizia forte nascerà, prontia ad affrontare i problemi in arrivo… Prende al cuore il film di Francesca Archibugi e grazie all’ interpretazione di un bel cast che vede come protagonisti Antonio Albanese (sorprendente) e Kim Rossi Stuart, più una serie di piccole apparizioni come Carlo Verdone e Paolo Villaggio, QUESTIONE DI CUORE si rende gradevole anche nei momenti più distratti, dove sembra perdere convinzione. Si ride e si piange con lealtà, non è poco…
Voto: 



Loving you; di Johnnie To; Cina, 1995.
Lau è un poliziotto rigoroso ma la sua vita è un caos; tradisce la moglie che è incinta e non è lui il padre e a dargli la caccia c' è un folle criminale.... Lontano dall' essere sceneggiato minuziosamente, questo film è un Johnnie To quasi dal cuore tenero, d' ammirare per la costruzione delle scene di sparatorie e per un ritmo costante, specialmente nel finale spettacolare. Notevole la colonna sonora.
Voto: 



Running out of time; di Johnnie To; Cina, 1999.
La lotta più antica dell’ uomo, tra il bene e il male, tra un ispettore della polizia e un criminale malato di cancro giunto al suo ultimo colpo… Johnnie To gira questo film non di certo memorabile ma vivace, con dei movimenti di macchina che in futuro diventeranno perfetti. Un film di genere qui e là grossolano, improntato sui due protagonisti e la loro guerra psicologica che scorre molto bene…
Voto: 



ACHILLE E LA TARTARUGA
KITANO TORNA SUI NOSTRI SCHERMI
(FINALMENTE!!!)
IL 3 LUGLIO 2009

Antony and the Johnsons live 2009; 29 Marzo 2009; Auditorium S. Cecilia, Roma.
Sold-out già da tempo la tappa romana del tour di “The crying light”, firmato Antony Hegarty. Il concerto si apre con un saggio di danza; una donna vestita di bianco, con movimenti lenti e suggestivi, evoca la musa ispiratrice di Antony che nella prima parte dello show rimane quasi invisibile, tutta per il nuovo album e i Johnsons (sei elementi) nella penombra, con dietro una tela con un limbo disegnato, intimo e minimalista. Con tutta la devozione e il rispetto verso uno dei migliori artisti in circolazione (da tempo tra i nostri preferiti), non possiamo nascondere un po’ di delusione questo 29 Marzo. Sembra fin troppo misurato, l’ imponente voce del cantante non ci trascina come immaginavamo e l’ album “The crying light”, dal vivo, non raggiunge sempre la platea. Innegabile la dote tecnica ma rimaniamo con una manciata di emozioni. Con l’ arrivo del “vecchio” repertorio, è un’ altra musica e l’ auditorium viene giù dagli applausi; ecco cosa cercavamo… Non lascia mai il piano, gioca con i suoi capelli, improvvisa una canzone in italiano ma rimane un’ esibizione tiepida, decidendo di rimandarlo a Luglio, dove farà il bis accompagnato dall’ orchestra Sinfonietta di Roma, tenendoci strette le bellissime TWILIGHT e YOU ARE MY SISTER.
Voto: 



Two lovers; di James Gray; USA, 2008.
Un uomo depresso nel suo momento di felicità, incontra due donne diverse e
s’ innamora della più difficile, seguendo la strada tortuosa… Amore quasi ipnotico secondo James Gray, formidabile nel dirigere il cast, nell’ inquadrare volti e sensazioni, sottolineando sempre con gusto musicale. Love-story triangolare che ci prende in contropiede, si dilunga prima del finale (i nostri pareri a proposito non sono uguali) e ci congeda con azzardo alla realtà e ai suoi dubbi.
Voto: 



Hunger; di Steve McQueen; GB, 2008.
Ci fermiamo per la prima volta al RIFF (Rome Indipendent Film Festival) per vedere quello che si definisce l’ evento di quest’ edizione: HUNGER. Lo sciopero della fame (storia vera) dei prigionieri politici dell’ IRA, maltrattati nelle prigioni inglesi… Il film dell’ omonimo Steve McQueen è brutto e pretenzioso, basti solo pensare al pianosequenza di venti minuti, nemmeno un maestro… Regista che viene dalla video-arte, capace a volte di fare buone inquadrature ma spropositato nel narrare una storia con punti di vista noiosi, tipica festivaliera (pochi dialoghi, inquadrature fisse verso l’ astratto) con conseguenti premi. Non è per noi!
Voto: 

Ponyo sulla scogliera; di Hayao Miyazaki; Giappone, 2008.
Ponyo è la nuova favola animata del maestro Miyazaki; la storia di un pesciolino rosso (femmina) che desidera diventare umano e del rapporto con un bambino che l’ aiuterà nell’ intento… Trasmette serenità l’ opera di questo sublime autore, pronto a risvegliare il bambino che c’ è in noi, grazie ad una meraviglia di colori e ad un estro visionario incontaminato. Dal passo tecnico-artistico inimitabile (cinema ancora artigianale), con un discorso naturalistico sempre a lui caro, PONYO SULLA SCOGLIERA diventa il viaggio verso l’ innocenza, un dono o una possibilità di vivere un “mare fantastico” che è grande cinema.
Voto: 





The wrestler; di Darren Aronofsky; USA, 2008.
Randy è un lottatore professionista; è un wrestler dal passato glorioso ma ora la sua vita cade a pezzi e prima di affondare, l’ eroe maciullato, ammiratore degli anni ’80, vuol dimostare ancora cosa può fare…
Così Darren Aronofsky regala a Mickey Rourke l’ interpretazione di una carriera, quella che l’ ha fatto uscire dal baratro e “colpisce” il personaggio nella sua umanità e nella carnalità, seguendolo con l’ obbiettivo di scavare tra la carne lacerata, di attraversargli il cuore. Giorni difficili, un percorso retorico, finalmente reso meraviglioso. Chiude Bruce Springsteen.
Voto: 




Nemico pubblico n.1- L' istinto di morte; di Jean-Francois Richet; Francia, 2008.
Jacques Mesrine, gangster francese approda nelle sale interpretato da un massiccio Vincent Cassel; opera divisa in due parti per raccontare le gesta tra mito e realtà di un furfante furbacchione e diciamocelo, il nostro cinema non è che aveva tutto questo bisogno di vedere l’ ennesimo pistolero, visto con gli occhi perplessi di Richet. Un po’ televisivo e antipatico, qualche split screen per darlo sul grande schermo e narrato con dei tempi schizofrenici impropri. Un’ operazione stantia; nessun entusiasmo e stiamo alla prima parte…
Voto: 
Gran Torino; di Clint Eastwood; USA, 2008.
Clint Eastwood riesce a far suo questo GRAN TORINO, film che gli calza a pennello. Un ex combattente della guerra in Corea, conservatore e all’ antica, è disturbato dai suoi vicini stranieri, fino a quando riesce a rompere il ghiaccio e nasce l’ amicizia che lo riporterà, per il loro bene, ad avere giustizia. Anche se Eastwood non riesce a dare le perfette rifiniture, GRAN TORINO (titolo dalla sua auto d’ epoca da cui scaturiscono gli eventi) è semplicemente bello ed appassionante, con la solita regia senza fronzoli, con l’ evoluzione di un personaggio sempre in battaglia con il mondo intero per dei valori e poi quel finale…
Voto: 




Piano no mori (Piano forest: The perfect world of Kai); di Masayuki Kojima; Giappone, 2007.
Due amici che frequentano la stessa scuola elementare, trovano come punto d'unione una diversa ma intensa passione per il pianoforte. Uno viene da una famiglia di musicisti benestanti, l' altro è povero, sua madre è una prostituta e la magia risiede nel bel mezzo di una foresta dove un pianoforte attende maestoso di essere suonato... Prodotto dalla Madhouse, quest' opera animata, ben celebrata in Giappone, è una fiaba gentile, molto colorata ma dal character design un pò scialbo, tecnicamente ben realizzata, dalla storia ricca di "passioni" (a volte troppo romanzate), dove lo spirito di Mozart riecheggia nel talento di giovani promesse.
Voto: 



The quiet family; di Kim Jee-woon; Corea, 1998.
Il debutto di Kim Jee-woon è una commedia nera; la storia di una stramba famiglia che apre un albergo in montagna, in un posto desolato e ancora privo di strada. Con l' arrivo del primo cliente le cose peggiorano, infatti viene ritrovato morto nella sua stanza... Il tocco registico divino di Jee-woon è ben visibile da questo primo film, come la voglia di percorrere in lungo e in largo ogni genere e in THE QUIET FAMILY si ride su su una continua serie di omicidi e suicidi, di corpi sepolti e senza pace. Permessa qualche assenza di ritmo, il film è godibile e frizzante, con una colonna sonora a pennello.
Voto: 




Come l’abbiamo saputo…
… e pensare che quel 7 Marzo del 1999 non avevamo saputo nulla. Il Maestro era scomparso, lasciandoci brancolare nel buio, aspettando l’ arrivo del suo nuovo film, a quel punto messo in discussione. <<E’ morto Kubrick>>; stavo lavorando, quando Reix mi trovò e ancora affannato mi disse queste parole ma io sorrisi come incredulo, come fosse una cosa impossibile…
Stanley Kubrick era morto il giorno prima e nessuna notizia ci era giunta. Un dolore da spaccare il cuore, mai più ricicatrizzato e la gente di quel giorno, vedendomi lavorare così triste mi chiedeva spiegazioni ma pochi potevano capire, molti mi presero in giro fino al termine del turno, moltissimi non conoscevano il significato di tutto ciò. Poi la telefonata con Taron, sembrava proprio vero, il cinema almeno per un momento, aveva cessato di brillare. La fine dell’ arcobaleno.
Di Yama.
Quel pomeriggio l’ avevo passato in compagnia di Yama e Reix,
Era un pomeriggio di una domenica qualsiasi, passato parlando del più e del meno; ero rientrato a casa dopo la mezzanotte quando era già buio. In camera mia, mentre mi spogliavo, mio padre mi disse senza troppi problemi che Kubrick era morto. Fu un incubo ad occhi aperti. Il dramma è che era un’ ora troppo tarda per avvertire gli altri…
Di Taron.
Mi svegliai per andare al lavoro: non sapevo cos'era accaduto il giorno prima. Mi sciacquai la faccia e andai in cucina per fare colazione. Mia madre era già alzata e aveva acceso la TV. C'erano le immagini di "2001 odissea nello spazio". Mi chiedevo il perchè venissero mandate in onda quelle immagini e girai il dubbio a mia madre: "Non ho capito la notizia" - dissi - "Perchè fanno vedere 2001?". Mia madre rispose "E' morto uno che faceva cinema". Incredulo ascoltai la notizia. Kubrick era morto. Mi vestii di corsa e andai al bar dove lavora mio cugino (anche lui cinefilo) per dargli la notizia. Mio cugino cambiò espressione in rammarico sotto le risatine di chi credeva che ci fosse morto qualcuno d'importante. Beh, per noi era accaduto proprio quello.
Di Reix
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Six feet under; (5 stagioni per 63 puntate); Creato da Alan Ball; USA, 2001.
Il 2001 è stato l’ anno di un serial televisivo unico: SIX FEET UNDER. Creato da Alan Ball, è la storia di una famiglia che lavora nel mondo delle onoranze funebri e nella loro casa-bottega, s’ intrecciano le vite della famiglia Fisher. Nella prima puntata, il capofamiglia muore per un incidente, il suo personaggio si presenterà in forma di visione, seguendo l’ immaginazione dei cari, tra cui i figli che erediteranno
l’ impresa tra mille problemi. David Fisher è il figlio di casa, introverso ed omosessuale; Nat vive fuori città, li raggiunge per passare le feste ma gli eventi lo porteranno a restare; Claire è la sorella studente, dai rapporti sociali disturbati, è vista dalla scuola come un alieno e poi la signora Fisher, una donna che prende atto, giorno dopo giorno, di quello che le ruota attorno. Un mondo lontano dal nostro ma chiuso in una perfetta bacheca, pronta ad essere divorata dalla verità e saranno i defunti che parleranno di riflesso dalle coscienze dei vivi ad essere la pura autenticità. Un modo di vedere la morte che passa dal rito funebre americano (il titolo viene dall’ altezza in cui vengono seppellite le bare, 6 piedi sotto), passando per il trucco che rende le salme perfette per essere esposte, fino al senso dell' umorismo nerissimo per il saluto estremo. Prime puntate gelide ma con l’ avanzare delle serie (sono 5 stagioni), questa nuova famiglia Addams rivelerà il proprio universo di segreti e il ghiaccio si scioglierà…